sabato 21 novembre 2009

Il Sacramento della Confessione o Riconciliazione

Che bello accostarsi al Sacramento della Riconciliazione! E' il Sacramento dell' Amore e del Perdono di Dio! A volte si fatica a confessare i propri peccati ad un uomo, ma aiuta molto pensare che, nascosto in quell'uomo, c'è Dio. Echeggiano quindi nel mio cuore le parole di Gesù: "Figlio ti sono perdonati i tuoi peccati, va' in pace." Forse il Sacramento della Riconciliazione, si comprenderebbe maggiormente e si apprezzerebbe nel suo reale valore, se si capisse il danno che il peccato fa nell'anima, così come anche le imperfezioni non superate e non curate. Dopo essersi confessati, il cuore sembra libero, sembra immergersi nell'immensità di Dio.
Bhe...scrivendo su questo Sacramento, mi è balzato alla mente il continuo diverbio tra chi non riesce ancora ad orientarsi nelle norme e concetti introdotti dal Concilio Vaticano II. Mi riferisco al doppio nome dato al Sacramento: Confessione o Riconciliazione?
Secondo me vanno bene entrambe e mi sembra che l'una completi l'altra. Prima la Confessione dei peccati per poi riconciliarsi con Dio.

giovedì 19 novembre 2009

Il silenzio della mattina

La città tinta ancora del viola della notte si sta lentamente illuminando. Nonostante sia così presto, si ode il ronzio delle auto che sfrecciano per la strada. Una giornata nuova...e nasce nel mio cuore, simile ad un fiore, il ricordo delle giornate della mia adolescenza, quando, al mattino, affrontavo a testa bassa la salita che portava alla fermata del bus. L'aria frizzante aveva lo stesso sapore screziato dell'oro del mattino ma possedeva pure, il freddo delle dita invernali che sembravano cristallizzare le foglie dei pioppi e degli ippocastani che costeggiavano i nastri grigi delle strade.

mercoledì 18 novembre 2009

Funi di morte, porta dell'eternità

"Mi stringevano funi di morte, mi opprimevano tristezza e angoscia...Ti prego, Signore, salvami"
Con passo felpato la morte, la percezione di essa, sono penetrate nel mio cuore. Il desiderio dell'eternità, non sembra intaccarsi, nonostante veda dentro di me, così chiaramente la morte del mio corpo e ne provi l'agonia interiore. E' un'agonia reale, forte...Vedo già il mio corpo freddo, dentro la bara...Mi capita durante le preghiere, ma non solo e sento un certo smarrimento...E per il mio carattere, vorrei già affrontare l'eternità e aver già il cuore in essa. Amo profondamente la vita, le cose meravigliose che mi circondano e vorrei assaporare tutto ciò che essa mi offre, non lasciarne cadere una briciola. La vita è una cosa meravigliosa e ne sono così avida che la vorrei gustare per l'eternità, vivere ogni attimo con intensità, gioire delle picccole cose, del sole che nasce, della volta stellata, dei fiori che spandono i loro delicati profumi, i colori cangianti della natura...Allora il mio cuore sembra esplodere di vita e le angosce della morte un passaggio inevitabile per giungere al possesso di Dio. Non mi spiego perché le sento adesso.

martedì 17 novembre 2009

La salita sul monte

Mi piace pensare spesso alla vita come ad una salita che porta alla vetta di un monte. La vita è un cammino verso l'apice della santità, quella vetta che sembra voler entrare nel santuario del cielo. Che sensazione stupenda, quando si giunge alla vetta! Quando si comincia il cammino, si è ricolmi di entusiasmo, anche se dal basso si scorge la punta del monte perdersi fra le nuvole cotonate. Le passeggiate in montagna si iniziano al mattino, precisamente all'alba, quando il sole sorge. I sentieri percorrono ampie vallate, s'inerpicano tra massi enormi, pietraie che mettono a dura prova il fiato, costeggiano torrenti scroscianti e canterini e laghi che riflettono i colori del cielo. La salita è dura, ma una volta giunti alla vetta, ecco che si può godere di un panorama stupendo e sembra di toccare il cielo con un dito e di camminare così in alto.... Così è la santità: è dura salire l'erta scala della santità, ma una volta che si raggiunge la vetta, l'aria si fa più rarefatta, il cielo è più vicino allo sguardo e le rocce delle montagne sembrano parlare della forza di Dio...

lunedì 16 novembre 2009

Il cammino della vita

Com'è lungo ed impervio il cammino della vita! Ma ecco, anche se nella fatica, la vita si colora di speranza. Nemmeno di fronte alla morte il cristiano deve arretrare o disperare, essa è il dies natalis, introduce nell'eternità. Talvolta si vorrebbe gettare la spugna, abbandonarsi all'oblio più profondo. E' in questo momento che si deve lottare maggiormente, affrontare la vita con grinta senza lasciarsi sopraffare dal tedio, dal mal di vivere.Nella vita brilla sempre la luce della speranza. La vita non può essere buia.
Signore, donami di amare i limiti del mio corpo e saperli donare come olocausto a Te gradito, anche quando è difficile.

domenica 15 novembre 2009

Una campana...

L'eterno dì della festa, la domenica...Vedo il sole, la sua placidità, la sua calma nell'accarezzare i palazzi, la magnolia che si erge imponente con i suoi rami protesi verso il cielo... Da quando mi ricordo l'ho vista sempre là, portatrice di ricordi anche buffi! Come quando il mio gatto in un mattino freddo d'inverno, lo sentimmo miagolare disperato. Quel mattino freddo, la neve aveva gonfiato fiabescamente Genova. Con il suo manto aveva ricoperto le scale ripide, le strade, il tetto della mia chiesa. Il mio gatto si era arrampicato sulla magnolia e miagolava disperato perché non sapeva più come scendere visto che ai piedi dell'albero, lo aspettavano i cani lupo. Ovviamente la sua disperazione era anche la mia...Così mia madre dovette andare a prenderlo...
Di domenica le campane suonavano a festa: le note rimbalzavano sulla specchio del mare, accarezzavano la città silente. Mi piaceva ascoltare quelle note allegre, gustare quell'aria intrisa di pace...L'eterno dì di festa....la domenica...

giovedì 12 novembre 2009

Il coraggio di dire "Ti voglio bene"

E' vero che le parole perdono il loro significato e la loro credibilità quando non sono accompagnate dai fatti, ma, talvolta, è importante esprimere i propri sentimenti e non aver paura di farlo! Saper dire "ti voglio bene" è svelare il proprio intimo all'altro. Ho preso l'abitudine di dirlo anche ai miei alunni...devono saperlo...Non solo dal mio comportamento ma anche dalle mie parole. La maestra non è la mamma, però deve saper comunicare, anche nella severità, il suo amore. I miei alunni sono la mia gioia: più sono vivaci, più voglio loro bene, per come sono e non per quello che dovrebbero essere. Ed ecco, quindi, che loro senza volerlo, seguono le regole della disciplina, la calma entra nei loro cuori e li plasma. Non hanno bisogno di un'insegnante che sappia stare in cattedra, un'insegnante perfetta, ma che sappia mostrare e chiedere scusa anche dei suoi limiti e condividere con loro le ansie e le gioie.

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L'eco della storia di Mario Filippo, giunge distinta nel cielo della mia anima. Voglio avere la stessa dignità di fronte alla malattia, non piangermi mai addosso. Sì, perché di fronte al dolore bisogna vivere con forza e dignità. Che bello saper sorridere alla sofferenza! Desidero assaporare ogni istante di questa vita, come si fa con una caramella prelibata; desidero rendere speciale la quotidianità e la mia stessa aridità.

Momenti strani...???

Momento strano...Lo spirito è avvolto da una fitta nebbia ovattata. No, Signore, non temo nulla. Forse è un po' di stanchezza...Attraverso questa nebbia mi giungono gli echi dell'eternità. Ricordo l'anima di Mario Filippo che mi assicurava che le porte di questa si sarebbero aperte presto...O Signore, morire vuol dire tuffarsi nella luce...Che sia quindi presto, come sembra che tu abbia promesso. Questa realtà mi scivola dalle mani, come fresca acqua, e, mentre vedo con gli occhi dello spirito il deterioramento, la corruzione che il mio corpo subirà, anelo a quella luce dove s'immergerà il mio spirito, dove si beerà della pace di Dio. E non posso allontanare questo pensiero. Ho già vissuto tante volte il dissolvimento dellla mia carne, visto la tomba dove il mio corpo riposerà... mentre l'anima avrà già compiuto il salto, superato il buio della morte, quella porta di bronzo, pesante...L'ho già visto con gli occhi dello spirito e se da una parte è stato tremendo, dall'altra è come se il mio cuore tendesse sempre di più all'eternità. Non anelo ad altro se non immergermi in essa. Quante volte ho parlato della Luce anche quando ero lontana da Dio...

Storia dei ragazzi in cielo...

Toccanti le storie dei ragazzi, la cui vita terrena è stata tirchia di anni. Giaà, perché laddove termina il Calvario, continua il Tabor dell'eternità. Sono narrate sempre da don Paolo Gariglio e fanno desiderare ancor più il Paradiso. Le riflessioni si fanno molto profonde...Che grazia la malattia! Essa, se vissuta bene, con dignità e serenità, diventa la scala che porta al cielo. La malattia non deturpa lo spirito, ma fa crescere le ali della fede.